Emblematico monumento della fede cristiana agrigentina. L'ura che custodisce le reliquie di San Gerlando esprime il profondo legame del popolo con il proprio Patrono e testimonia la presenza di una committenza lungimirante capace di rivolgersi ai più autorevoli ma estri deltempo.
La monumentale cassa è stata voluta dal vescovo Francesco Trahina, che ha guidato la Diocesi di Agrigento dal 1627 al 1651, per impreziosire la nuova cappella barocca.
Nel 1653 don Francesco Albamonte, suo procuratore, ha commissionato la vara in argento all'argentiere palermitano Michele Ricca, su progetto dell'abate Vincenzo Sitaiolo e su disegno del celebre pittore monrealese Pietro Novelli.
Le parti fuse (puttini, serafini e angeli) sono state realizzate dagli argentieri Giancola Viviano e Michele Ferruccio, contribuendo a definire l'eleganza e la ricchezza plastica dell'opera.
L'urna, insieme al reliquiario a busto della compatrona santa Vittoria, è stata custodita nella cappella barocca dietro una monumentale porta chiusa da tre chiavi, simbolicamente affidate al Vescovo, al Capitolo e ai Giurati della città: segno eloquente di una responsabilità condivisa verso i Patres ecclesiae et civitatis. Durante i restauri della Cattedrale dei primi del Novecento, per iniziativa del vescovo Bartolomeo Lagumina, l'urna è stata trasferita nella cappella medievale ritrovata, nel transetto meridionale.
In origine era arricchita da sei formelle che narravano episodi della vita del Santo tra cui l'incontro con il conte
Ruggero I di Sicilia, il battesimo di Hamud, l'istruzione del clero e del popolo e l'assistenza alla città conferendole un valore non solo artistico, ma anche storico e agiografi-co.
La sua vicenda è stata segnata anche da eventi dolorosi: ha subito due furti sacrileghi, il primo negli anni Settanta, quando l'urna era custodita nella chiesa di San Domenico, a seguito della frana del 1968, e il secondo negli anni Ottanta, dopo il rientro in Cattedrale. Tra il 2012 e il 2013 il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha restituito sette degli otto puttini sottratti.
Nel 2025 l'Urna è stata oggetto di un accurato intervento di restauro e di reintegrazione che ne ha restituito l'originario splendore, riconsegnando alla comunità un simbolo identitario di stra ordinaria forza spirituale e artistica.